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    BREAKFAST
    Intervista
    a cura di D@niele, Maxino

  • Il Tora Tora è una ribalta importante per gruppi freschi come voi e questa non è la prima edizione cui prendete parte, avete avuto un riscontro in immagine dopo la prima volta?

  • Enrico: dal punto di vista personale questa del Tora Tora è di certo un’esperienza che ci fa crescere molto,noi siamo partiti con l’edizione di tre anni fa e man mano cresciamo noi come persone e come gruppo e nello stesso tempo cresce anche la manifestazione…per dirti il primo anno non c’era nessuno che ci ascoltava,già dall’anno scorso e soprattutto da questo anno si è vista una certa risposta e questo da enormi sensazione. Poi il Tora Tora è molto importante per il panorama italiano, ci si rende conto che ormai la definizione di “Musica italiana” ormai sta strettissima perché anche nell’ambito di una sola data vedi tanti generi eterogenei che si mischiano…il Tora Tora dimostra che esiste una scena,ma non è votata a un solo tripodi stile musicale.
    Maurice:io ho notato che ora ci sono molti gruppi che cantano in inglese e propongono una musica internazionale, Midwest mi sono molto piaciuti stasera..

  • Anche i Breakfast sono un gruppo come dite voi “internazionale”, traete spunto dalle sonorità che vengono dall’estero..

  • Maurice: sicuramente…comunque tre anni fa non c’era una situazione del genere, la manifestazione è cresciuta molto, è molto difficile fare un festival del genere proponendo solo musica italiana e avendo questo tipo di risposta e da molta soddisfazione farne parte.

  • Le sonorità di “Ordinary Heroes “ sono una sintesi di temi del pop-rock anni 60’-70’ rivisitati in chiave moderna, quali sono per voi le vere fonti di ispirazione,gli artisti che hanno influenzato di più il vostro gusto musicale?

  • Enrico: entrambi abbiamo ascoltato sempre tanta musica,potremmo citare più correttamente un mondo, quello degli anni 60-70 che può essere considerato come la nostra fonte di ispirazione, ma sarebbe una limitazione, noi ascoltiamo anche tantissima musica moderna,diciamo che siamo partiti come progetto dal suono del pop anni 60’, avevamo una passione comune per i Beatles, poi siamo andati alla ricerca di un pop che però non fosse commerciale, e tutto quello che poteva essere il mondo del pop degli anni ’60, molto interessante, composto, vario, ricco…ora il pop ha preso un’altra connotazione…

  • Negli anni c’è stata una forte svalutazione del “pop” dal punto di vista artistico, è diventata una definizione che abbraccia più che altro un tipo di musica commerciale…è quasi degradante per un gruppo definirsi pop con l’accezione moderna..

  • Enrico:assolutamente sì, però noi usiamo questa definizione di pop-rock con cognizione di causa perché noi sappiamo cosa vogliamo fare e cosa vogliamo dire, il nostro è propriamente pop…non è pop quello di Britney Spears, ma un’operazione commerciale,non ci si può permettere di confrontare con i Beatles, Pink Floyd o Beach Boys o altri nomi illustri del pop con quello che si dice ora “POP”.
    Maurice: noi ci ispiriamo a un Pop con la P maiuscola; è importante che ci sia una bella melodia da cantare, con una ricerca di incastri vocali che a me piacciono moltissimo, questa è la base del nostro stile.

  • “Ordinary Heroes” un titolo significativo, chi secondo voi sono gli eroi del quotidiano nei nostri tempi?

  • Maurice: ti dirò, forse a tutti quei personaggi che abbiamo incontrato negli ultimi nostri anni con i quali abbiamo vissuto…delle persone estremamente semplici e normali,che però negli occhi e sulle spalle hanno la vera sofferenza della vita…gli eroi ordinari siamo tutti noi, tutti quelli che affrontano la vita in maniera vera e umile con tutte le difficoltà che la vita comporta…non è un inno al qualunquismo, ma un attacco a tutti i falsi miti. Gli eroi veri si trovano nelle pieghe della vita e non nelle dimostrazioni mediatiche della vita..

  • Canzoni in inglese per uno sbocco estero?

  • Enrico: certamente..Maurice è australiano di nascita poi…però non è stata una scelta imposta da esigenze di mercato, è nata così, poi ora possiamo sfruttare la versatilità della lingua per proporci anche all’estero..perché no! In queste serate la musica italiana dimostra di essere assolutamente all’altezza e può confrontarsi con la musica estera. Può essere che si perda una fetta di pubblico in Italia..

  • Beh,forse si perde quella fetta di pubblico “inconsapevole” che pur ascoltando la canzone in inglese non si va a interessare del testo..

  • Enrico: Il problema è che se fossimo stati un progetto australiano sbarcato in Italia sarebbe passato sicuramente come più “Cool” quindi molto più gettonati del gruppo italiano che canta in inglese, c’è questa assurdità di fondo..

  • La stampa stessa e i mass-media inducono questo atteggiamento pompando tanto i gruppi esteri che arrivano in Italia…vedi i Kings of Convenience..

  • Enrico: è vero, vorrei che si desse più risalto alla scena italiana che sta fermentando e sta dimostrando di non essere inferiore. La verità è un prodotto che viene dall’estero è già stato sperimentato dal “Mercato” dello stato di provenienza, il prodotto che parte dall’Italia,invece, ha di base un lavoro molto sottile per proporlo alle masse, non esistono come in Inghilterra delle strategie efficienti per far girare il disco..è più facile sfruttare il gruppo che ha già fatto magari successo in Inghilterra o in America e che sbarca con un certo nome,una certa fama e credibilità.
    Maurice: c’è anche da dire che gli USA, l’Inghilterra e l’Australia hanno una cultura di musica totalmente differente dalla nostra..le radio sono molto diverse, mi ricordo che magari su quattro pezzi di fila puoi sentire che so Madonna,Sex Pistols,Beatles e Iron Maiden, un palinsesto del tutto vario,qui in Italia cosa vai a sentire nelle 1000 radio? Sempre le solite quattro o cinque canzoni che vanno di moda al momento…la cultura del facile e del commerciale… II:il controsenso è che questi album “easy listening” non vendono tantissimo perché la gente se li scarica,non c’è quel tipo di coinvolgimento quasi feticistico per cui dico che so: “è un gruppo fortissimo,voglio comprarmi il cd!”..

  • Negli ultimi anni, sta ritornando molto in voga il gusto di recuperare delle sonorità soprattutto anni 70’-80’ vedi Strokes, Franz Ferdinand…questo alimenta secondo voi l’innovazione della musica o è solo un riprendere cose già fatte.

  • Enrico:in alcuni casi è un riscoprire alcune cose del passato molto piacevoli, personalmente il primo album degli Strokes piace moltissimo e soprattutto è venuto fuori al momento giusto, però cosa è successo? Si sono subito accodati mille altri gruppi e lo stesso secondo album degli Strokes riamane là e non sembra dire nulla di più..a me interessa un recupero creativo di vecchie sonorità, ma va fatto con testa se no si diventa gruppi clone.

  • E’ un fenomeno del tutto sopravvalutato, tanti gruppi si sono inseriti nel genere senza di fatto dire qualcosa di nuovo,voi avete ripreso un certo tipo di suono, ma quello che avete poi prodotto è uno stile personale, un suono “breakfast”..

  • Enrico:è ovviamente un giudizio soggettivo,l’obbiettivo nostro è quello, noi siamo onesti, ci ispiriamo a un tipo di sonorità, ma quello che suoniamo è farina del nostro sacco,dopo i Pink Floyd inventare qualcosa di totalmente nuovo è molto difficile,se non altro.Questo movimento non è altro che un motore per l’industria discografica che già ora secondo me è troppo inflazionato e sopravvalutato.
    Maurice: le major,ovunque, quando un gruppo ha fortuna ti inondano di prodotti similari.Basta stare in Italia, può o non piacere, i Luna Pop hanno fatto uno stile, poi sono gemmati mille latri gruppi che erano qualcosa di analogo..ti invogliano a comprare..

  • A questo punto la musica diventa prodotto e l’arte è mercificata..

  • Enrico: questo movimento inglese però va preso un po’ a parte, ci sono gruppi che di fatto sono autentici,vivono e credono nella musica che fanno..quindi la scena esiste ci sono tanti gruppi, ma molti non sono artefatti,la colpa secondo me è di che vuole sfruttare l’onda di un determinato stile che funziona in un determinato momento,però così si va a bruciare una band..
    Maurice: stessa cosa è successa per il grunge, ma in realtà, negli anni 90’ per esempio i cicli musicali avevano una durata più lunga, i gruppi avevano spazio per esprimersi,ora i cicli hanno più o meno una durata di pochi mesi, la musica perde potere,diventa un prodotto usa e getta…sfrutti per un po’ e poi getti. Enrico:dura chi ama e crede in quello che fa e ha la spina dorsale per andare avanti con il suo stile.

  • I Breakfast vivono di musica o no

  • Enrico:stai scherzando, è praticamente impossibile sopravvivere con la musica,guarda io sono laureato in sociologia,mentre Maurice fa il fonico…poi ci bruciamo i soldi facendo musica,è molto difficile vivere con la musica a meno di fare un salto di qualità che ahimè è sempre più difficile fare.
    Maurice:è molto difficile vivere di musica,basti solo pensare a quanto si è ridotta la soglia del disco d’oro negli ultimi 10-20 anni..ormai se vendi 1000 copie in un mese sei già in classifica,c’è una bella riduzione del mercato discografico..

  • Album da consigliare

  • Enrico: uno degli album che consiglierei è sicuramente Sg.Pepper dei Beatles.
    Maurice: ce n’è tantissimi,ma se devo scegliere direi di certo qualcosa dei Beatles o Pet Sound dei Beach Boys.
  • Come avete scelto la fotografia sulla copertina di Ordinary Heroes

  • Enrico:è una citazione a Pet Sound dei Beach Boys, non tanto all’album in sé,ma al mondo che sta alle spalle del disco..alla copertina del vinile, che potevi toccare, annusare: lo facevi veramente tuo,è un rapporto che ora con i cd non vivi più…ancora peggio se scarichi i brani da internet,non hai praticamente nulla in mano,una sensazione effimera..una volta invece acquistare un disco che era curato in tutto era un’altra cosa,ti comunicava che dietro a tutto quel lavoro c’era davvero uno spessore…ci piaceva l’idea di citare quel tipo di mondo,abbiamo voluto dare una veste grafica a un cd cosa freddissima con un po’ di calore in più.

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