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Sono saliti sul palco stanchi, occhi rossi e cerchiati, movimenti lenti, provati da una estenuante tournè (uno nel camerino era collassato sul divano!).
Ma quando hanno attaccato a suonare e cambiato tutto.
Hanno dato fondo a tutte le energie e han suonato parecchio, saltando, cantando, ballando. La scena la tengono proprio bene.
A metà concerto il pubblico era meno coinvolto, molti avevano smesso di ballare, ma con una scenetta ironica del sassofonista (svenuto dopo un lunghissimo assolo), la band è riuscita a riconquistare attenzione.
Nella seconda parte hanno suonato le canzoni vecchie e movimentate che sono state le più apprezzate.
Non si può dire che gli Slackers non ci tengano alla presenza scenica.
Tutti rigorosamente forniti di copricapo e camice raggianti.
Il leader (cantante tastierista) sfoggiava una giacca nera da marinaio che con le basette lunghe e la faccia dura pareva Corto Maltese.
Sul lato tecnico ci sono da fare delle distinzioni.
I fiati sono molto bravi e insieme creano un bel sound, la voce di Ruggero è stupenda, chitarra e basso fanno il loro dovere.
Ma il batterista… non sa suonare lo ska, tanto meno il reggae!
Un 5 anche al tecnico delle luci, che per tutto il live ha provato a caso tutti gli effetti possibili fuori dal contesto.
Dal vivo gli Slackers hanno un bel sound, sono simpatici e non se la menano. Però le canzoni sono povere, stufano presto e finisce subito la voglia di ballare.
Meglio su disco.
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